Formazione Umana e Formazione Aziendale
di Giancarlo Baggio

Dopo dieci anni dalla costituzione della Società SG&C, socio istituzionale dell'Accademia Europea, abbiamo pensato di trasmettervi alcuni dati delle indagini da noi eseguite in questi ultimi anni, lavorando come società di consulenza e formazione aziendale, in modo da far conoscere anche agli Associati e Simpatizzanti questa importante iniziativa indirizzata al mondo del lavoro.
Questo messaggio è pertanto rivolto a tutti gli imprenditori, dirigenti d'azienda, liberi professionisti, commercianti e venditori, siano essi appartenenti ad una grande struttura o ad una media e piccola realtà.
Per darvi modo di avere una visione di massima delle esigenze e delle aspettative da noi riscontrate nel settore del lavoro, diamo dunque alcuni dati che abbiamo ricavato dopo l'attenta osservazione di oltre 400 operatori economici inseriti, con mansioni diverse in varie realtà produttive.

PREMESSA METODOLOGICA.

E' stata chiesta la disponibilità ad un colloquio personale di un certo numero di operatori inseriti nella realtà imprenditoriale, capace di rappresentare, attraverso una ripartizione ponderata, l'universo degli operatori del settore.
Questo nostro metodo di campionatura deve necessariamente considerarsi empirico, anche se abbiamo impiegato molto tempo per effettuare l'indagine in quanto abbiamo lavorato (come sopra citato) su dei dati rilevati sistematicamente negli ultimi dieci anni di attività.
Ciò nonostante, alla luce dei risultati ottenuti, anche attraverso domande che tendano a sondare le "opinioni generalizzate" della categoria, riteniamo che il campione abbia effettivamente fornito una rappresentazione sufficientemente realistica dell'universo a cui ci rivolgiamo e soprattutto abbia messo in evidenza le differenziazioni esistenti, elemento assai rilevante nella elaborazione di un successivo progetto formativo che vuole essere tagliato "su misura".

ANALISI DEI PROFILI.

Per presentare i risultati della ricerca, avvalendoci anche delle nostre conoscenze pregresse, abbiamo sintetizzato in punti i profili professionali salienti:

La scelta della professione.
Il livello di scolarità è piuttosto diversificato, con una certa preponderanza del livello intermedio.
Esistono peraltro significative differenziazioni sia verso l'alto ( diploma di laurea) sia verso il basso. Questo dato non ha in sé rilevanza oggettiva, se non in funzione del diverso approccio iniziale nei confronti della decisione di inserirsi in questo specifico lavoro.
Questo aspetto è infatti di notevole rilievo, dato che le motivazioni iniziali della scelta tendono a condizionare, nel prosieguo, la domanda di formazione e soprattutto a determinare le caratteristiche della domanda stessa.
Abbiamo infatti notato che, ad un livello più alto di scolarità, corrisponde, quasi sempre, ad una vera e propria "scelta" della professione mentre, al contrario, il livello scolastico inferiore coincide con una maggiore "casualità" della professione.
Più in dettaglio, e riferendoci specificamente alla fascia di scolarità "media", che rappresenta la grande maggioranza degli interessati, abbiamo rilevato che l'approccio al lavoro autonomo è stato determinato soprattutto da motivazioni di origine emotiva piuttosto che di origine razionale.
Con questo intendiamo affermare che raramente sono alla base della scelta delle valutazioni razionali o di verificata predisposizione personale, ma più spesso prevalgono ragioni di ordine emotivo, che abbiamo suddiviso in interne ed esterne, e che possiamo così semplificare:

di origine interna:
libertà di gestire il proprio tempo, desiderio di non lavorare in ambienti scelti autonomamente, di avere possibilità di relazioni personali diversificati, possibilità di autogestire il lavoro senza sentirsi controllati, desiderio di sfuggire alla routine, sensazione di "essere tagliati" per una lavoro indipendente, per compensare un lavoro che non procura soddisfazioni.

di origine esterna:
necessità di un guadagno superiore; (generalmente chi è spinto da questo bisogno integra il proprio lavoro ed inizia questa nuova attività come secondo lavoro), ipervalutazione dell'immagine di successo dell'imprenditore, o più in generale di chi lavora autonomamente, apparenti immediati vantaggi economici, suggerimenti o coinvolgimenti da parte di amici o conoscenti che già operano nel settore, difficoltà nella ricerca di un lavoro dipendente.

Dobbiamo evidenziare che gli aspetti illustrati, che delineano il primo profilo, si modificano man mano che cresce il livello di scolarità o di cultura generale.
In questi casi, infatti, cresce il numero delle persone che hanno scelto o scelgono deliberatamente il lavoro in proprio, con criteri più razionali, pur essendo ovviamente presente anche l'aspetto emotivo, che rimane una componente inscindibile della personalità umana. Se volessimo ulteriormente definire, in estrema sintesi, le motivazioni della scelta iniziale del lavoro specifico, dovremmo affermare che tale "scelta" è per lo più orientata alle ragioni "dell'avere" piuttosto che alle ragioni "dell'essere".

I cambiamenti nel percorso formativo
Occorre anzitutto rilevare che esiste un discreto tasso di "insuccessi" nel lavoro autonomo.
In effetti, quando le ragioni emotive iniziali non sono supportate da una positiva verifica sul campo, molte persone devono riconsiderare la scelta operata, che spesso comporta il cambiamento della scelta stessa.
Abbiamo rilevato che le "scelte di cambiamento" dopo la fase iniziale tendono a ribaltare la priorità emotiva della scelta, per passare a "valutazioni più ragionate" che rientrano nel campo della razionalità.

Chi è rimasto attivo, suffragando quindi le motivazioni iniziali, tende ora a ragionare, nel cambiamento, in termini di efficienza, organizzazione, ritorno economico, soddisfazione professionale, compatibilità familiare e personale.
Come si vede esistono ancora, come è necessario, ragioni emotive, ma rientrano in uno schema di maturità e di equilibrio più elevati e più consapevoli, mediate da una maggior capacità analitica e da una precisa consapevolezza dei propri obiettivi.
In questo stadio la persona comincia ad essere più orientata "all'essere che "all'avere".

In questa analisi dovremmo in seguito tener conto di altri due fattori che possono condizionare le motivazioni:
- l'età della persona;
- l'anzianità e/o l'esperienza maturata nel settore specifico.

Cosa manca per realizzare personalmente e professionalmente l'imprenditore e Cosa impedisce di sopperire a questa mancanza.

La nostra indagine mirava a far emergere più precisi elementi legati ai bisogni formativi; possiamo sintetizzare il risultato secondo questo schema:

· cosa manca:
Padronanza dell'equilibrio, ottimismo, determinazione, fiducia nel futuro, esperienza manageriale, conoscenza specifica di tecniche di gestione ed organizzazione, capacità di gestire rapporti professionali ad alto livello, capacità di gestire collaboratori, capacità di gestire il proprio tempo, capacità di rinnovarsi, fiducia in sé stessi, sicurezza (in particolar modo riferita alle decisioni), professionalità.

· da cosa dipende:
Eccessiva emotività incontrollata, mancanza di consapevolezza dei propri mezzi, mancanza di tecniche di motivazione e automotivazione, mancanza di strumenti di controllo delle paure, (in particolar modo la paura della critica e del giudizio), mancanza di abilità specifiche nel campo gestionale ed organizzativo, scarsa autostima, senso di inadeguatezza, mancata conoscenza delle tecniche di gestione delle risorse umane, scarsa conoscenza di sé, mancanza di tecniche di autovalutazione, mancanza di specifiche tecniche di comunicazione, insufficiente formazione ed esperienza, incapacità di individuare "veri obiettivi".

Già a questo punto i due aspetti primari "persona - professionista" sono completamente intersecati al punto che è difficile operare una effettiva distinzione.
Abbiamo poi chiesto che cosa succederebbe se i problemi fossero risolti, e le risposte ottenute, che sintetizziamo, chiudono definitivamente il quadro "persona - professionista", facendo emergere il bisogno dell'essere e dell'avere in un quadro unitario di equilibrio e di crescita personale.

Ecco dunque le risposte:
"Otterrei maggiori risultati economici, otterrei maggiori soddisfazioni personali, migliorerei i rapporti famigliari, mi sentirei più preparato e professionale (quindi più sicuro) potrei affrontare allo stesso livello tutte le persone, mi sentirei meno ansioso e teso, starei meglio con me stesso".

Il nostro programma di formazione prevede quindi la possibilità (come è già avvenuto in molti casi in questi anni a conferma dei dati) di dare delle risposte concrete a quanto sopra descritto per poter "creare" programmi formativi "su misura" in rapporto alle esigenze specifiche di ogni realtà individuale o aziendale, in modo che avvenga l'integrazione fra esigenze umane ed esigenze professionali.
E questo l'orientamento metodologico che adottiamo ogni qualvolta operiamo all'interno del mondo del lavoro.

Giancarlo Baggio
consulente aziendale,
docente di motivazione e assertività