Il Perno di Noi Stessi
di Franco Piva

Entrare in contatto con noi stessi è l'obiettivo che ci permette di crescere e di cambiare in meglio la nostra vita.
Questo avvicinamento è costante e forse non ha fine; è certo che presuppone anche un allenamento continuo.

Sicuramente ci sono stati, per tutti noi, dei momenti in cui ci siamo sentiti vicini al perno di noi stessi.
Per capire meglio cosa intendo dire è importante comprendere come è venuta a determinarsi la nostra personalità di oggi, personalità che è in continuo cambiamento.
Non è una cosa semplice da fare ma è possibile, con impegno e continuità, arrivare ad una buona conoscenza di noi stessi, spogliandoci delle "strutture" inutili.

Ognuno di noi sente di essere centrato su se stesso quando, camminando, partecipando ad una riunione, in mezzo alla gente, sente cadere i giudizi, i preconcetti, le formalità...; quando cadono tutte quelle sovrastrutture che hanno determinato negli anni la nostra personalità.
E se ciò avviene, uno si accorge di essere più lucido, comprende veramente quali siano le cose più importanti nella vita.

Ognuno di noi può accorgersi, ad esempio, come le convinzioni dei genitori, le loro credenze, così come la struttura della società, con le sue regole che abbiamo dovuto subire, i media, ci hanno condizionato... ci hanno "strutturato" e allontanato dalla visione più limpida ed essenziale che possiamo avere all'interno del nostro sé.

Essere al centro di noi stessi, cioè vivere le cose centrati su di noi, vuol dire vivere le cose evitando giudizi o pareri filtrati dalla struttura della nostra personalità: è come essere un diamante incrostato che ha difficoltà di espressione (luminosità) e solo se riusciamo ad identificarci in lui , cioè nella parte più limpida di noi stessi, possiamo avere la chiarezza e la lucidità che ci servono per vivere consci di ciò che conta per noi.

Quando facciamo "Dinamica" e siamo ad esempio in scena passiva, e pensiamo alle nostre cose, siamo più puliti, concentrati, lucidi, di quando siamo a livello oggettivo.
Ognuno di noi capisce meglio le cose quando entra nei suoi livelli, in scena passiva, oppure, ancora meglio, nel suo laboratorio mentale.
Più siamo svincolati da tutte quelle che sono le nostre sovrastrutture, più siamo lucidi, in un livello vigile che ci permette di cogliere qualcosa che a livello oggettivo sarebbe difficile cogliere.

Sigmund Freud ( 1910 ), a proposito di questo argomento parlava della possibilità di riuscire ad andare al di sotto del livello di galleggiamento
dell' "iceberg" intendendo "al di sotto del livello di coscienza".
Deepak Chopra ( 1998 ) parla di "livello quantico", lo stato mentale che ci permette di migliorare la conoscenza di noi stessi.

Questa nuova consapevolezza ci porta a dare più valore a noi stessi, ad avere una accresciuta autostima, a migliorare l'immagine che abbiamo di noi stessi...insomma a volerci bene, ad amarci.
La frase evangelica tanto conosciuta "ama il prossimo tuo come te stesso" ben si addice al discorso che stiamo facendo; "non sarà possibile che io ami qualcuno se prima non ho amato me stesso".
E amare completamente noi stessi è possibile quando amiamo tutto di noi, non solo gli aspetti positivi , ma anche quelli negativi (anche se poi possiamo decidere di migliorarli), quando riusciamo a dare luce al nostro passato e riconoscere e amare tutto ciò che ha concorso a farci essere quelli che siamo...amare completamente noi stessi è "amare le nostre radici".

Non è possibile amare noi stessi per quello che ci va bene, ma dobbiamo amare noi stessi per quello che siamo.
Accettare quello che non va è il passaggio fondamentale, perchè significa accettare che è mio, " appartiene a me ".
Accettare le nostre radici è un modo straordinario per verificare quanto amiamo noi stessi.

Uno non può amare veramente se stesso se rinnega le proprie radici.
Riconciliarsi con le proprie radici è un passo determinante per il nostro cambiamento.
Noi ci siamo "strutturati" malgrado tutto e questa struttura "dinamica"della nostra personalità cambia in rapporto a come noi vediamo le cose, le persone, e come viviamo le varie situazioni.
La nostra famiglia di origine è stata quello che è stata, non può cambiare...ma è il nostro modo di viverla, di comprenderla che cambia, vedendo con occhi diversi il nostro passato, quello che ha determinato chi siamo oggi.

La domanda che qualcuno potrebbe farmi a questo punto è: "Riconciliarsi vuol dire accettare?".

La mia risposta è: "Riconciliarsi vuol dire risolvere".

Riconciliarsi vuol dire amare le proprie radici, ad esempio vuol dire amare i nostri genitori.
Amare non vuol dire solo accettare ma anche comprendere e rispettare.
Se quel genitore è stato, per esempio, aggressivo con me, non cambia le cose; amarlo vuol dire accettare le sue azioni, comprendere i suoi comportamenti, rispettare le sue scelte...vuol dire stringerlo a noi perchè fa parte della nostra vita, perchè anche attraverso i suoi errori noi abbiamo imparato e fatto esperienza.

Meno inquinamenti abbiamo, quali risentimenti, rabbie, paure, giudizi, sensi di colpa, ecc., più facilmente sentiremo "il perno di noi stessi", quel diamante che esprime la sua luce senza impedimenti.
Quando una persona è diventata matura sa abbattere e cambiare quelle strutture della sua personalità che un tempo molto probabilmente erano state erette per difesa (giudizi, credenze, ecc.)...ma oggi non servono più.
Ognuno di noi da bambino ha seguito il principio per cui si cerca di evitare il dolore e ricerca il piacere; per far questo il bambino deve darsi delle regole, per esempio: "Attento...se fai così le prendi.......però se fai come vogliono loro ti coccolano...".
E comincia a strutturarsi la personalità.
Il bambino non può fare quello che vuole, non può ricevere affetto quando vuole, deve sottostare a delle regole precise, deve stare attento a dire cose che non diano fastidio...
In molti casi va tutto bene, adeguarsi è necessario per vivere in una società civile.Spesso però ci sono dei problemi, spesso grossi problemi.
Questi problemi immaginateli come isole.
Vi do un'altra immagine: un fiume che scorre e tanti massi che impediscono il fluire dell'acqua, dell'energia.
Se noi abbiamo problemi a lasciar scorrere l'energia, avremo problemi di espressione.
Sto parlando di problemi piccoli ma anche di problemi grossi come problemi di dipendenza (dipendenza da droga,soldi, persone, abitudini, credenze, ecc.), problemi psichici, problemi di rapporti interpersonali... qualsiasi tipo di problema è collocabile all'interno dell'area circostante al perno di noi stessi.
Al centro di noi si creano delle situazioni che non sono consone al nostro vero sé, nodi che vanno sciolti, massi (per ritornare all'esempio del fiume)che vanno tolti.

Le isole sono le varie situazioni, le dipendenze, il rapporto da risolvere con un genitore, un trauma, ecc.

Dalla ricerca trentennale di Martin E. P. Seligman, docente di psicologia alla University of Pennsylvania, Direttore del Clinical Training in Psychology; autore di Imparare l' ottimismo, come cambiare la vita cambiando il pensiero è rimarcato con forza che nella nostra personalità ci sono ambiti che sono modificabili ed altri che lo sono solo a prezzo di un impegno estremo.
La modificabilità non dipende nè dalle condizioni ambientali nè dalla biologia, prese isolatamente: conta molto di più quanto profondamente un problema, una qualità o un comportamento è radicato.

Dice il saggio:
"Signore, dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare, e la saggezza di distinguere le une dalle altre".

Che un problema sia o non sia modificabile dipende molto dal fatto che sia ancorato alla superficie o agli strati più profondi della personalità: gli aspetti più interni della psiche sono praticamente immodificabili; quelli intermedi, insediati a qualche livello compreso fra il nucleo profondo e la superficie, possono essere modificati entro una qualche misura; i problemi di superficie sono invece facili da cambiare e, nella maggioranza dei casi, si possono modificare del tutto.

Fondamentale per il cambiamento sono le nostre convinzioni personali.
Le idee che sono alla base di un problema o di un comportamento possono essere più o meno potenti.

Per esempio, l' idea che i ragni siano pericolosi ha un potere limitato, mentre credere di non meritare l' amore o di non reggere il peso di una giornata senza l' aiuto dell' alcool, ha una portata molto più vasta.

La teoria dei livelli di profondità contiene un messaggio positivo: non siamo affatto prigionieri del nostro passato.Chi capisce questo messaggio può vedere in un altro modo la vita.

Meno isole ci saranno, più luminosa sarà la nostra luce di espressione... a mano a mano che la luce sarà più viva (attraverso i risultati oggettivi) aumenterà la voglia di esprimere di più e meglio noi stessi.

Quando una persona intraprende un percorso di sviluppo personale, queste isole che tendono ad arrivare a livello oggettivo, a "galla"... vuol dire che siamo pronti a risolvere quel problema oppure pronti a comprendere ancora qualcosa di noi.

In termine tecnico gli psicoterapeuti parlano di "insight", che vuol dire "visione interiore", a livello orientale possiamo parlare di "illuminazione".
Quando si ha "consapevolezza", "comprensione" e "accettazione vera" spesso il problema non c'è più, l'isola sparisce, sempre che la persona, oltre al primo passaggio (l'accettazione) sia pronta ad esprimere con forza gli altri due (il desiderio bruciante di cambiare e il "come voglio essere").
Più sono superficiali le isole, più è facile che il problema si risolva in tempi brevi.
Quando una persona è consapevole del suo sviluppo personale e riesce ad avere la spinta all'autorealizzazio e i risultati non tardano ad arrivare.

Il Progetto Permanente dell'Accademia Europea C.R.S.-I.D.E.A. e in particolare Dinamica Mentale Base è un trampolino di lancio; fare gli esercizi di "Dinamica" è fare questo: permettere alla nostra luce interiore di esprimersi.
In tutte le cose c'è un prezzo da pagare ma subito dopo c'è sempre un premio da ricevere; il prezzo da pagare è quello cui vai incontro facendo della azioni che ti portano a cambiare, è cambiare stile di vita, cambiare un'abitudine, è lasciare una spiaggia sicura per affrontare il mare aperto, è ricominciare di nuovo, è un nuovo modo di vivere.
E il premio che si riceve è in proporzione al prezzo che siamo disposti a pagare.

Franco Piva
Psicologo-Psicoterapeuta
Responsabile Sezione Aggiornamento
e RiqualificazioneProfessionale
dell'Accademia Europea C.R.S.-I-D.E.A.